giovedì 23 aprile 2020

Oggi è la Giornata Mondiale del Libro


Nata in Catalogna nel giorno di San Giorgio, la ”festa del libro e delle rose” spagnola è diventata Giornata Internazionale UNESCO
Il 23 aprile ogni anno si celebra in più di 100 Paesi la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, istituita nel 1996 dall’UNESCO e festeggiata con iniziative, eventi e progetti volti a promuovere la lettura, le attività editoriali e l’importanza della proprietà intellettuale protetta dal copyright.
Le origini
L’idea di una giornata dedicata al libro nacque per la prima volta in Catalogna, promossa dallo scrittore valenziano Vincent Clavel Andrés. Fu re Alfonso XIII, il 6 febbraio 1926, a istituire una Giornata del libro spagnolo celebrata in tutta la nazione, inizialmente fissata nella data del 7 ottobre e successivamente spostata al 23 aprile, giorno della festa del patrono della Catalogna San Giorgio. In questa giornata, è tradizione in Spagna che gli uomini regalino alle proprie donne una rosa, sicché divenne consuetudine tra i librai catalani dare in omaggio una rosa ai clienti per ogni libro comprato. Divenuta festa internazionale nel 1996 per volontà dell’Unesco, la Giornata Mondiale del Libro si celebra in una data di grande importanza per il mondo delle lettere, in quanto proprio il 23 aprile morirono tre grandi scrittori, lo spagnolo Miguel de Cervantes, l’inglese William Shakespeare e l’Inca Garcilaso de la Vega.

martedì 17 marzo 2020

SAN PATRIZIO, IL PATRONO DELL’IRLANDA, DEI PAZZI (E DEGLI INGEGNERI)



San Patrizio è il patrono dell’Irlanda, vissuto tra il 385 e il 461 e festeggiato il 17 marzo, data della sua morte. Di origini scozzesi, il suo vero nome era Maewyin Succat. A sedici anni fu rapito dai pirati irlandesi e venduto come schiavo a re Dalriada, sovrano di un regno che allora comprendeva parte della Scozia e dell’Irlanda.
Fuggito dalla corte, il giovane si fece diacono col nome latino di Patrizio e divenne poi vescovo. A lui papa Celestino I affidò il compito di evangelizzare le terre irlandesi: il futuro santo lo svolse con grande impegno, favorendo la contaminazione tra elementi cristiani e celtici pagani.
San Patrizio è collegato anche al simbolo dell’Irlanda, il trifoglio. Per spiegare agli irlandesi la Trinità (un unico Dio, in tre Persone e non tre Dio), Patrizio utilizzò proprio il trifoglio.

PERCHÉ SI DICE “POZZO DI SAN PATRIZIO”? Si racconta che Patrizio pregasse in una caverna molto profonda nell’isolotto lacustre di Lough Derg, nella contea irlandese di Donegal. Secondo la leggenda, talvolta spingeva i fedeli ad avventurarsi in essa perché potessero vedere con i loro occhi l’ingresso dell’inferno.
Oggi con l’espressione “pozzo di san Patrizio” si indica una riserva misteriosa e infinita di ricchezze.
PERCHÉ IN IRLANDA NON CI SONO SERPENTI? Leggenda vuole che sia stato proprio Patrizio a scacciare i serpenti dall’Irlanda. Nel 441, al termine di un digiuno di 40 giorni e 40 notti sul monte Croagh Patrick, il santo avrebbe scagliato una campana da una montagna, facendo fuggire per il frastuono tutti i serpenti…
Più probabilmente, però, l’assenza di questi rettili è dovuta all’ultima era glaciale, terminata circa 12.000 anni fa. Per gli scienziati, il freddo avrebbe tenuto lontano i serpenti fino al disgelo, quando l’Irlanda era ormai diventata un’isola. A quel punto, coi mari circostanti, per loro sarebbe stato impossibile raggiungerla. Gli studiosi però non sono tutti d’accordo sulla situazione precedente all’era glaciale: per alcuni i serpenti non ci sarebbero mai stati (nessun fossile è stato trovato), per altri si sarebbero estinti a causa del  freddo.

domenica 23 febbraio 2020

5 consigli per difendersi dai prepotenti ispirate da “Il Libro dei Consigli” di Kay Ka’us ibn Iskandar



Subito dopo la nascita della mia prima figlia caddi in una profonda crisi. Avevo paura di essere inadeguato, di non riuscire a trasmettere nessun valore positivo alla mia bambina. Fu a quel punto che conobbi Kay Ka’us ibn Iskandar, l’autore de “Il Libro dei Consigli”, sovrano di un piccolo regno remoto nella Persia islamica intorno all’anno 1000. Kay Ka’us, giunto alla vecchiaia, decide di mettere per iscritto ciò che ha appreso della vita per donare un «Libro dei consigli» a suo figlio Gilanshah. Ne venne fuori in libro di più di 400 pagine. Ho scelto per voi 5 consigli per difendersi dai prepotenti.

Le cinque riflessioni ispirate da “Il Libro dei Consigli” di Kay Ka’us ibn Iskandar:
  1. «Finché sei in vita ricordati di non respingere la verità e, se qualcuno ha con te una controversia, calma le sue furie con il tuo silenzio. Il silenzio è la risposta ideale da dare agli sciocchi».
    «Trai vantaggio non solo dagli amici, ma anche dai nemici, specie se prepotenti e inutilmente arroganti. Se commetterai un fallo, chi ti vuol bene ti userà cortesia di nasconderlo, farà di tutto per non fartelo pesare, non avrà la risata dello sciocco ma il sorriso dell’intelligenza. Chi ti è ostile lo farà malignamente notare. Traine due vantaggi: se errore è stato non commetterlo più; secondo vantaggio liberati dell’ipocrisia dell’ostile
    «La prepotenza è figlia dell’ignoranza come la fame dell’indigenza. Un ignorante non può essere considerato un vero uomo. Un finto e verboso sapiente non può essere virtuoso, non è un asceta chi esibisce un certo numero di rinunce. Non far lega con gli ignoranti, presto o tardi verrà fuori la loro prepotenza. Dice il saggio Voltaire: “Amici possono essere solo coloro che agiscono sotto il segno della moralità; solo tra i virtuosi può nascere amicizia in virtù del loro carattere disinteressato e libero”. Rimani però umano e non provare piacere della loro stoltezza».
    «Non ti curare dell’interessato attacco delle persone venali, chi si dimentica dell’amicizia per il denaro allo specchio vedrà sempre un uomo meschino. Cerca al contrario di questo infelice la giusta via, non essere quindi di cattivo esempio, perché dell’azione malvagia l’insegnamento malvagio è più grave. Se qualcuno per i propri interessi ti recasse danno, cerca di non vendicarti: la casa della mitezza è ubicata in via della generosità. Fondamento della generosità è la nobiltà d’animo, ma non rivolgere più lo sguardo e la parola a chi si è dimenticato della tua amicizia».
      «Ricorda che due occhi non posso vedere ciò che vedono centinaia di occhi. Sappi che l’opinione di un uomo, specie se è farabutto, non vale quanto quella di tanti uomini. Non sprecare le tue energie con un singolo stupido».

domenica 16 febbraio 2020

Sicofanti di ieri e di oggi...



Sicofante chiaramente non è una parola di uso comune, possiamo dire che è una di quelle parole che stanno ai margini del lessico comune, preziose come l'acqua che si spreca ai confini del deserto. A mio sommesso parere, in tempi di social, meriterebbe di essere riscoperta,  perché il web pullula di sicofanti!

si-co-fàn-te
Delatore, spia, calunniatore; nell'antica Grecia, l'accusatore di professione

sicofante s. m. [dal lat. sycophanta, gr. συκο-ϕάντης (comp. di σῦκον «fico» e tema di ϕαίνω «mostrare»), parola di formazione chiara ma di significato incerto; secondo un’antica interpretazione, sarebbe in origine colui che denunciava l’esportazione clandestina di fichi dall’Attica]. – 1. Nel diritto attico, e in quello di altre città a regime democratico dell’antica Grecia, persona che di propria iniziativa denunciava alle autorità le violazioni della legge. 2.  Delatore, calunniatore, spia. 

Vigeva in Atene e nelle città greche a regime libero, un particolare sistema accusatorio per il quale non si poteva procedere contro il delinquente se non vi era un accusatore, questo meccanismo aveva favorito il sorgere di una classe di professionisti, ristretta, malvista, ma pericolosa. Bisogna però distinguere gli accusatori politici dai sicofanti volgari; i primi, se pure si servono della pubblica accusa come arma di partito, o come strumento della loro ambizione, esercitano un ufficio utile, in quanto difendono le leggi e l'ordine giuridico; il sicofante, invece, è un ricattatore: minaccia il processo per farsi tacitare estorcendo denari. È certo che i sicofanti furono la piaga e il disonore delle città greche, specie delle democrazie.


Al giorno d'oggi di potrebbero definire sicofanti quei siti internet che per fini politici o di guadagno, proprio come nella antica Grecia, riempiono il web di notizie false (Fake news) e con informazioni calunniose attaccano l’avversario politico. È un sicofante chi, vedendoti con tua sorella, andrà a riferire alla tua ragazza di averti visto in compagnia di una donna, dicendo una verità parziale, tacendo alcuni particolari, si può calunniare qualcuno, comportandosi da perfetto sicofante!

Cosa accomuna i sicofanti ateniesi con quelli del web? Sicuramente l’ingordigia: i primi non peroravano solo cause giuste, ma accusavano anche in maniera palesemente calunniosa, ben sapendo di fare dichiarazioni false e mendaci, per trarne un vantaggio economico, ricattando; i secondi sono di fatto uguali ai primi, diffondono notizie false per trarne vantaggio. Nel caso più banale e innocuo qualche like, in quello più odioso consenso elettorale e in quello più ignobile denaro.

Perché preferisco gli Ateniesi? Nella città greca era prevista una sanzione che puniva l'accusa temeraria, si chiamava opobelia (letteralmente "pagamento di un obolo per ogni dracma"). - È un istituto di diritto attico, che concorreva con altri istituti analoghi a porre un freno alle liti temerarie, favorendo l'economia dei processi. Esso consisteva in una somma corrispondente in ragione di un obolo per ogni dracma al valore della causa, che nelle cause private l'attore soccombente pagava allorché non avesse riportato il quinto dei voti dei giudici a suo favore. L'epobelia, data la sua natura, colpiva l'attore come adesso potrebbe colpire i proprietari dei siti canaglia... forse.

Fonti:



sabato 8 febbraio 2020

Imparare dagli alunni



Nei momenti che a scuola sanciscono il passaggio dallo studio alla “vita”, che si caratterizzano come brevi, ma spero fruttuose, chiacchierate, mi capita spesso di definire rapporto con i miei alunni come quello più simile al rapporto che intrattengo con miei figli.

 Infatti, come con i  miei figli, passo con loro tanto tempo. A volte litighiamo e poi facciamo pace, il più delle volte insegno ma mi capita spesso d’imparare, progettiamo il futuro o ricordiamo il passato. Mi piace molto sapere di loro, non tanto delle loro cose private, rischierei di metterli in imbarazzo, quanto dei loro interessi, delle loro attività, di come impiegano il tempo libero. Ognuno entra nel mio mondo con la sua storia: quelli che praticano uno sport mi raccontano le loro imprese sportive; una alunna mi parla della sua passione per la danza e dei suoi allenamenti; un’altra mi spiega il mondo degli influencer e del marketing a loro legato; altri alunni mi parlano delle loro letture; altri ancora delle “serie tv”, (ma si chiamano ancora così? Visto che il 90% di loro le guarda dai cellulari). Potrei continuare con un numero infinito di esempi, mi fermo. Da tutte queste informazioni viene fuori un caleidoscopio sfaccettato e coloratissimo che, come avviene con le macchie di Hermann Rorschach, mi permette di analizzare la società che mi circonda e mi illude di potere vaticinare la società futura.

(Immagini di Stefano Mendola)
Il lunedì mattina, giusto per non avere un impatto shock e per farli uscire dall'assonnato torpore post domenicale, dedichiamo i primi minuti in aula alla cronaca e al commento della partita del Casteltermini. La semplicità della narrazione interna all'azione, i commenti, le risate sono il miglior modo per iniziare la settimana. I miei alunni calciatori, con un coro di interpretazioni esegesi e note dei compagni, mi raccontano successi e delusioni, goal ed espulsioni e tutto quello che è accaduto e li ha coinvolti personalmente. In quei dieci minuti c’è tanto del loro mondo che viene fuori, c’è anche tanto da imparare.

Un goal memorabile è stato quello siglato per il 4 a 1 sulla capolista Sciacca dal mio alunno Calogero, tanto che sono rimasto incantato dal suo racconto: «Ho ricevuto palla da un compagno, ho puntato verso la porta, sono entrato in area, a quel punto però mi sono allungato un po’ troppo il pallone, poi per non perdere l’occasione mi sono prodotto in una scivolata e l’ho messa dentro». Tutto questo, sia nella narrazione del lunedì sia nel video allegato, è avvenuto con serenità, senza concitazione, con la spensieratezza propria dell’età, ma anche con la certezza dei propri mezzi. Mi è piaciuto il modo con il quale Calogero ha ammesso il proprio errore, ma mi è piaciuto di più come ha rimediato ad esso con coraggio e perizia. La sua serenità senza concitazione, il fare diventare una difficoltà un'opportunità,  mi ha ricordato, forse impropriamente, il concetto di resilienza[1], la cosa giusta da fare, esempio per la vita di tutti i giorni.
Una bella lezione per me e per i compagni, ci siamo confrontati con l’arte di imparare ad inseguire un obiettivo nonostante ostacoli e difficoltà, che si è conclusa con il nostro motto “L’allenamento è tutto”, inteso come: l’impegno è indispensabile, nello studio, nello sport, nel lavoro. Perché le proprie passioni, scusate la tautologia, vanno seguite con passione!



[1]  La capacità di reagire di fronte a traumi, difficoltà, ecc.

domenica 2 febbraio 2020

5 libri per San Valentino




Con dodici giorni di anticipo, cosa per me non usuale, provo a consigliarvi 5 libri da regalare a san Valentino.

Come prima cosa un appello: sforzatevi di comprare i libri nelle librerie e nelle edicole del posto dove vivete, non cedete alle sirene del web. Premiate l'impegno e la grande passione di chi crede fermamente che la libreria sia un presidio culturale, e il libraio la «mano tesa tra chi legge e chi scrive».
Sono anni che assistiamo ad un lento e inesorabile declino economico del paese (potete leggerlo anche Paese). Il numero degli abitanti si assottiglia sempre di più, molte attività chiudono, soldi ne girano sempre meno e ancor meno ne finiscono nelle casse dei piccoli negozi, figuriamoci a spenderli per i libri. Dobbiamo però ammettere che non si tratta solo di una questione di soldi che mancano, un libro in edizione economica costa meno di dieci euro, poco più di una birra o di un pacchetto di sigarette e costa la metà di una dignitosa confezione di cioccolatini.

Libro vs cioccolatini e fiori

I cioccolatini finiscono divorati in pochi minuti... un libro, come i diamanti, è per sempre. Non voglio scrivere la solita solfa che il cioccolato fa ingrassare, ci sono studi che dicono il contrario, ma sicuramente finisce presto e come traccia di sé rimangono le “cartuzze”, che non sappiamo quasi mai come differenziare... e scegliamo di aggiungerle all'indifferenziato. Un libro, una volta letto, approda in una mensola della tua libreria personale e colora, arreda e rende più bella la casa. Sono i colori che danno gioia alla vita e i libri sono colorati, da questo punto di vista quelli che amo di più sono “Gli Adelphi”.
...e le rose appassiscono, ho scritto una banalità? Vero! Affermazione banale ma ineccepibile. L’unica traccia che lasciano i fiori è una maleodorante carcassa appassita, pronta a finire nell'umido. Un libro lo puoi prestare alla/al tua/tuo amica/o del cuore, lo possono leggere tuo fratello e tua sorella, i tuoi genitori, i tuoi amici. La ricchezza spirituale che si ricava dalla lettura di un libro non finisce mai. Regalatevi un libro diverso ciascuno, leggeteli e scambiateveli, avrete meravigliosi motivi di conversazione. Un libro si può anche rileggere... il libro è lì paziente che occhieggia dalla libreria e se ti dovesse venire la voglia di rileggerlo lo farai felice. Perché i libri, tutti i libri, sanno che il loro valore aumenta con la rilettura, se decidi di rileggere un libro è perché ti ha trasmesso qualcosa di speciale, qualcosa che merita di ritornare a fare capolino tra le pieghe della tua sensibilità

La mia lista.
Come sicuramente può immaginare chi mi conosce non sarà una lista di libri d’amore nel senso “classico” del termine. Spesso l’amore va cercato all’interno di una storia ampia e corale...

1   Sei per me la sola cosa al mondo di Zelda Fitzgerald
2   I pilastri della terra di Ken Follett
3   Maruzza Musumeci di Andrea Camilleri
4   Il dio delle piccole cose di Arundhati Roy
)    La donna dal kimono bianco di Ana Johns

Sei per me la sola cosa al mondo di Zelda Fitzgerald

Chi ama lo scrittore e sceneggiatore statunitense Francis Scott Key Fitzgerald si sarà  sicuramente già imbattuto in questo libro, che già dal titolo “Sei per me la sola cosa al mondo” si presenta come un'insuperabile dichiarazione d’amore. Zelda (Sayre) Fitzgerald Zelda Fitzgerald (1900-1948) visse con Scott un amore all'altezza dei suoi libri: «belli e dannati», fecero della loro vita insieme un’opera d’arte e di sé stessi un simbolo della propria epoca. In questo volume sono raccolte alcune delle lettere più belle che Zelda inviò a Scott nell'arco di dodici anni, tra il 1919 e il 1931: appassionata, anticonvenzionale, burrascosa, in un susseguirsi continuo di slanci e cadute, la loro storia è per sempre immortalata in queste pagine, resa indimenticabile dalla personalità, dall'intelligenza e dalla sensibilità di una donna fuori dall'ordinario.


I pilastri della terra di Ken Follett
Forse non si tratta di un libro d’amore in senso stretto, ma sicuramente un “pilastro” della narrazione è l’amore. Infatti la religione, la giustizia, la lealtà, e appunto  l’amore sono i quattro forti pilastri su cui posa l’enorme costruzione della società inglese. E quando uno di essi manca o viene alterato, tutto cade a pezzi, creando macerie, scontentezza, distruzione. Nella sua opera più ambiziosa e acclamata, Ken Follett tocca una dimensione epica, trasportandoci nell'Inghilterra medievale al tempo della costruzione di una cattedrale gotica. Intreccio, azione e passioni si sviluppano così sullo sfondo di un’era ricca di intrighi e cospirazioni, pericoli e minacce, guerre civili, carestie, conflitti religiosi e lotte per la successione al trono. Con la stessa, infallibile suspense che caratterizza tutti i suoi thriller, Follett ricrea un’epoca scomparsa e affascinante. Su tutto però domina la forza soprannaturale dell’amore tra Aliena e Jack, ben evidenziata anche dalla serie di Sky.

Maruzza Musumeci di Andrea Camilleri
Se alla vostra partner piace cantare o se vi piace cantare e volete regalare al vostro amore il brivido del misterioso del canto di una sirena... Maruzza Musumeci di Andrea Camilleri è il libro che fa per voi! La storia comincia a Vigàta nel gennaio del 1890. Gnazio ritorna dall'America dopo 25 anni di assenza. Ci era andato a lavorare giovane perché in paese era rimasto solo. Sapeva solo "arrimunnari "gli alberi, ma alla perfezione tanto da essere assunto a New York come giardiniere. Poi, una brutta caduta da un pino, i soldi dell'assicurazione e il ritorno a Vigàta con un piccolo gruzzolo, sufficiente a comprare un pezzo di terra. Se ne era innamorato subito Gnazio, perché al centro di quella terra, stretta tra ciclo e mare, troneggiava un ulivo secolare, la gente diceva che aveva più di mille anni. La terra era rinata con le sue amorevoli cure, rivoltata e bagnata, popolata di animali, abbellita da una costruzione tirata su pietra su pietra e ora a 45 anni Gnazio era desideroso di farsi una famiglia. È l'esperta di erbe e guarigioni, la vecchia Fina, a trovargli una moglie, Maruzza Musumeci, bella come il sole. Chi sa perché quella ragazza non aveva mai trovato marito. Forse per certe sue stramberie? Le nozze, poi i figli. La famiglia di Gnazio e Maruzza cresce, prima nasce Cola, poi Resina, dalla voce ammaliante, poi Calorio e Ciccina, e cresce anche la casa... Una favola in cui si intrecciano mito e storia, ma anche arte, architettura, astrologia. Una fantasia sconfinata imbrigliata nel racconto di una vita vissuta intensamente.

Il dio delle piccole cose di Arundhati Roy
Contravvenendo al parere di mia moglie, che teme i suicidi e separazioni in massa dopo la lettura del capolavoro di Arundhati Roy, ritengo questo libro una straordinaria storia d’amore degna di essere regalata per san Valentino. Adatto forse a coppie più consolidate e a lettori più esperti Il dio delle piccole” cose narra la vicenda di una donna che lascia il marito violento e torna a casa con i suoi due bambini, i gemelli Estha e Rahel, maschio e femmina. Ma nell’India meridionale dei tardi anni Sessanta, una donna divorziata come Ammu si ritrova priva di una posizione sociale riconosciuta; a maggior ragione se commette l'errore imperdonabile di innamorarsi di un paria. Non è dunque una vita facile quella toccata ai due gemelli, legati nel profondo da un'unica anima siamese'. Attraverso lo sguardo di Estha e Rahel, prende forma la storia di un grande amore, in cui si riflette il tema universale dei sentimenti in conflitto con le convenzioni.


La donna dal kimono bianco di Ana Johns
Concludo questa breve rassegna con un altro libro complesso, un romanzo bello, intenso e vivo: La donna dal kimono bianco di Ana Johns, da leggere tutto di un fiato. Il romanzo è ambientato in Giappone e in America.
Nella parte ambientata nel Giappone, 1957 ci si prepara al matrimonio, combinato, della diciassettenne Naoko Nakamura con il figlio del socio di suo padre che le garantirebbe una posizione sociale di prestigio. Naoko, però, si è innamorata dell’uomo sbagliato: è un marinaio americano, quello che in Giappone viene definito un gaijin, uno straniero. Quando la ragazza scopre di essere incinta, la comprensione e l’affetto che sperava di trovare nei genitori si rivelano soltanto un’illusione. Ripudiata da chi dovrebbe starle vicino, Naoko sarà costretta a compiere scelte inimmaginabili, per qualunque donna ma soprattutto per una madre…
Nella parte America  Tori Kovač è una giornalista. Mentre si prende cura del padre, anziano e gravemente malato, trova una lettera che getta una luce sconvolgente sul passato della sua famiglia. Alla morte del padre, decisa a scoprire la verità, Tori intraprende un viaggio che la porta dall'altra parte del mondo, in un villaggio sulla costa giapponese. In quel luogo così remoto sarà costretta a fronteggiare i demoni del suo passato, ma anche a riscoprire le proprie radici.


lunedì 27 gennaio 2020

Carmela De Marco, Cosi duci - (La recensione)


Carmela De Marco, Cosi Duci (Cose dolci), Rende (CS)  Edizioni Rossopietra, dicembre 2019, p. 102

Casteltermini, 27 01 2020 (RondelliSono) SikeliaNews è stato e continua ad essere un luogo di incontro e di libertà, per questo spesso si verificano delle piacevoli “collisioni” che ci portano allo scambio di opinioni, di studi, letture, di scritti. Da una di queste “collisioni” è nata la collaborazione di Carmela De Marco con Sikelia e la pubblicazione di alcuni “pezzi” giocati sempre sul filo della memoria e della riflessione. E anche se dopo tanto tempo ho deciso di slacciarmi gli alamari, state tranquilli che non ho litigato con nessuno, quando lo riterrò opportuno, in accordo con la redazione, continuerò a mandare le mie parvitates ai miei amici di Sikelia.

Carmela de Marco, lo apprendiamo dalla terza di copertina, è nata nel 1959 in Sicilia dove tuttora vive fra le province di Agrigento e Palermo, svolge da diversi anni l’attività di dirigente scolastico, dopo avere esercitato l’attività di docente nella scuola primaria.
Cosi duci è la sua prima pubblicazione.

Il libro si presenta diviso in quattro parti: Le assenze, La felicità, Cosi duci e Frammenti ed "è un racconto costituito da frammenti di ricordi che, apparentemente senza un filo logico, trovano una sottile coerenza nel senso di vuoto provocato dalle assenze, nella felicità e nella dolcezza avvertite per sensazioni ed emozioni che hanno lasciato indelebilmente il proprio segno". Le quattro parti sono precedute da una fase chiarificatrice.

Le assenze 

La frase che precede questa prima sezione del libro è di Marcel Proust: L'assenza è, per colui che ama, la più efficace, la più viva, la più indistruttibile, la più fedele delle presenze. Fedele a questa frase Carmela De Marco riesce raccontare quel senso di vuoto, accompagnato da un dolente stupore, che nasce dall'assenza, dalla percezione di una mancanza, dalla perdita di qualcuno. 
Paradossalmente la narrazione dell’assenza,  talvolta così dolorosa e insopportabile, è un pensiero fisso che diviene concreto, reale, tangibile, da trasformarsi, quasi nel suo esatto opposto: ossia in una pienezza, una presenza. Il gioco della memoria però non si ferma a questo e l’assenza più pesante, quella della madre, alla quale sono dedicate la maggior parte delle righe di Cosi duci, viene simbolicamente espressa dall'assenza della parola “madre” in tutta la prima parte della narrazione.  Andando avanti con le pagine l’autrice esprime la consapevolezza che il legame con coloro che si amano, seppure nella loro assenza fisica, è un qualcosa che rimane sempre tangibile, “Il vuoto dell’assenza può riempire tutto”.


La felicità 


In questa seconda parte l'autrice parla della felicità, quella perduta, quella in divenire,  quella che emerge dalla memoria. La memoria è la nostra anima e la De Marco sottolinea continuamente l'importanza della memoria, anche se è fatta di ricordi disordinati che "trovano una sottile coerenza nel senso di vuoto provocato dalle assenze, nella felicità e nella dolcezza avvertite per sensazioni ed emozioni che hanno lasciato indelebilmente il proprio segno". 
La madre, più defilato il padre, il cibo, la casa, racconti en abyme di affollata selva di ricordi centrati su qualcosa che svanisce e che al tempo stesso è talmente  presente da impregnare e lasciare le sue tracce ovunque, come l'odore del cibo, quello del muschio, quello dei gerani.

Nella prima pagina di questa seconda parte finalmente ci imbattiamo in un liberatorio "mia madre", quel nome assente fino a quel momento comincia a risuonare amorevolmente. Ci sono poi i luoghi della memoria, la campagna e la la casa; il tempo, quello delle stagioni e quello sacro feste; i colori, il giallo dell'estate e delle variopinte coperte. E in tutto questo sembra riecheggiare la celeberrima canzone di Bruno Martino, e la chiamano estate...

Cosi duci



"Che dopo tutto, sono le dolci e semplici cose della vita quelle vere" . Questa frase di Laura Ingallis Wilder apre la terza parte, quella che dà il titolo al libro, la parte più evocativa delle quattro. I Cosi duci sono i dolci preparati dalla madre della protagonista, ma sono anche le presenze affettuose, le carezze simboliche che colmano i vuoti e che fanno sorridere il cuore. Si esprime in questa parte la doppia valenza delle Cosi duci, quella materiale, legata ai dolci impastati e prodotti dalla madre oppure quelli acquistati dal padre e apprezzati dall'autrice e quella affettiva, riferita ai sentimenti, alla dolcezza degli abbracci, agli affetti familiari. Di questi tempi è molto difficile parlare di dolcezza, in particolare di quella riferita ai sentimenti. La dolcezza se non è ostentata sui social con meme preconfezionati diventa vana, come nel teatro di Pirandello l’apparenza è tutto. Il trionfo della superficialità, della mera esibizione, della maschera sulla vita. In questa terza sezione Carmela De Marco, rifugiandosi dietro la l’ambivalenza delle Cosi duci, ci trasporta in un mondo fatto di delicatezza, di sentimenti che si fondono con gli odori, quasi automaticamente vin in mente la Madeleine di Proust, il ricordo di una vita quotidiana ormai perduta, degli odori, dei gesti, dei sapori che evocano in lei ricordi del passato, cercati nella casa ormai vuota e polverosa. Il lettore si perderà alla ricerca di Cardello e si scalderà con i colori delle variopinte coperte, si ricorderà di Cicciu Busacca e della sua arte di cantastorie. Sentimenti, memoria e storia si fondono in un impasto perfetto, perfetto come la cudduredde, cosi duci.

Frammenti

L'ultima sezione è dedicata ai frammenti, di questi in particolare uno mi ha colpito "Il valore dell'indipendenza". Frammento che ogni giovane donna dovrebbe leggere, perché 'indipendenza, in particolare quella economica, è una conquista sociale che le donne da secoli cercano di fare loro, un valore che ogni madre dovrebbe insegnare alla propria figlia, per metterla nelle condizioni "di fare liberamente le proprie scelte e decidere liberamente della propria vita”. I frammenti non sfuggono alla regola delle rimembranze, cioè del recupero della visione immaginosa della fanciullezza attraverso la memoria.

Dai Frammenti emerge, ancora una volta, l’intreccio tra la presenza e l’assenza, che costituisce la trama stessa di Cosi Duci, nell'impossibilità di separare la presenza dall'assenza, nell'inammissibilità di dimenticarsi dell’assenza e di far finta di niente, l’autrice guarda  alla vita a partire dall'assenza in una spirale di sentimenti e narrazione, solo in parte autobiografica, che cela spunti di fantasia. Al lettore è affidato l'arduo compito di riuscire a distinguere le due fasi

Cosi duci è una lettura che vi consiglio di non perdere, in particolare la consiglio ai castelterminesi. C'è tanto del nostro mondo, raccontato con dolcezza e disincanto. 
Spero di convincere Carmela De Marco a presentarlo in paese, con lo stile che in questi anni ha caratterizzato le presentazioni di Sikelia, Mallia è avvertito... ho taciuto di una meravigliosa parte dedicata alla festa di San Calogero. Spero che a breve possiate trovare il libro nei miei punti vendita di elezione: "Punto e virgola" e "Chespiralidoso". Nel frattempo: