martedì 27 aprile 2021

Millantare, una parola che si può vantare!

 

         "Millanta" è un numero di fantasia che scherzosamente, almeno nell’uso che ne conosco io, viene usato per amplificare ingrandendo un numero imprecisato di volte. Lo possiamo sentire ascoltando Don Chisciotte di Francesco Guccini «Ho letto millanta storie di cavalieri erranti - di imprese e di vittorie dei giusti sui prepotenti - per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza - come un vigliacco ozioso, sordo ad ogni sofferenza».

         Di recente, leggendo Boccaccio in classe, in particolare “Calandrino e l'Elitropia”, ci siamo imbattuti in questo termine messo in bocca al personaggio di Maso il Saggio, che prende in giro Calandrino parlandogli del paese di Bengodi, e rispondendo alla domanda di quante miglia vi siano fra Firenze e quel meraviglioso paese, sentenzia “Haccene più di millanta, che tutta notte canta”. Risposta senza senso che però dà la sensazione di una distanza enorme.

         Millantare significa quindi esagerare o mentire su una qualità che non si possiede o che si possiede in parte. Millantatore per eccellenza è il Miles Gloriosus, il soldato Pirgopolinice di una famosissima commedia plautina; un  vanaglorioso noto per le sue spropositate e infondate vanterie. 

         Aristotele aveva fissato gli elementi caratteristici: “Il millantatore è colui il quale fa mostra di titoli di merito che non possiede, esagerando il suo controllo del mondo di cui in realtà è privo.”

Si distingue dall'ironico che, invece, è colui che nega e nasconde i titoli di merito di cui dispone attenuandoli. Tra questi due contrapposti estremi – l'ironico e il millantatore – si colloca la sincerità, che trova il suo opposto nella menzogna.

         Diamo la parola alla solita Treccani:

         millantare v. tr. [der. di millanta; propr. «amplificare ingrandendo di mille volte»]. – Vantare con molta esagerazione: m. le proprie ricchezze, i proprî meriti, le proprie prodezze, la nobiltà della propria famiglia, ecc.; o fingere per vanteria cose non vere: m. protezioni, conoscenze altolocate, ecc. Nel rifl.: si millanta troppo; millantandosi crede di apparire più importante; anche con compl. predicativo: millantarsi nobile, ricco.

lunedì 26 aprile 2021

Perché scrivere un testo breve? Il caso Instagram



Su Instagram, il social più diffuso tra i giovani, il limite massimo di caratteri per la descrizione ed i commenti è di 2200
. Non è un limite terribile come quello di Twitter, 140 caratteri, ma è pur sempre un limite del quale si deve tenere conto. Non ho ancora detto niente eppure ho “consumato” già 350 caratteri! Proviamo a produrre dei testi a lunghezza ridotta, ma che risultino completi, sviluppando in modo compiuto un argomento.

Un testo breve ha i suoi vantaggi:

riduce l’ansia della pagina bianca;

è una buona esercitazione in vista di testi più lunghi;

pretende essenzialità, evitando le ripetizioni;

basandosi su un’idea non deve collegare più idee;

risulta originale ed efficace grazie alla sua brevità.

Il post su Instagram è normalmente preceduto da un’immagine, che ne rappresenta l’argomento. Osservando l’immagine ti verranno in mente molte idee, annotale tutte! Delimita in modo preciso l’argomento e scegli un’idea centrale, rendila esplicita nel testo, riassumila in una frase chiave: la frase che contiene l’idea centrale. (Siamo a metà dello spazio di 2200 caratteri). Riproponi l’idea centrale tutte le volte che sarà necessario, esplicitandone una nuova sfumatura ogni volta, eviterai le ripetizioni.

All’immagine che hai postato seguono solo poche parole visibili, il resto sono inabissate dietro i ... (3 punti) ed emergono solo se li clicchi; usale per la frase chiave, che deve catturare il lettore e imprimersi nella sua memoria.

La frase chiave inoltre deve contenere l’argomento, essere immediatamente collegabile all’immagine, esprimere l’idea centrale, spingere il lettore a proseguire nella lettura. Più breve è il testo e più le parole sono importanti: devono essere appropriate, precise e coerenti; il lessico non deve essere generico, ma neanche troppo ricercato. Dobbiamo tenere conto della brevità del testo e del mezzo di pubblicazione: Instagram.

Chi apre un social, lo fa per svagarsi o curiosare. Il tempo di lettura breve stimola la curiosità e non scoraggia il lettore (2122 caratteri!).

venerdì 16 aprile 2021

La dieta di Rondelli: H come...

 


H come Hot Dog… come Hamburger… Cominciamo dal primo… che vuol dire Hot Dog? Cane caldo? Ho provato a leggere l’origine di questo nome da Wikipedia ma le risposte non sono state soddisfacenti! Andiamo al sodo… per realizzarlo si usa normalmente un pane morbido di forma oblunga, tagliato a metà come per i sandwich. Esistono anche speciali macchinette cuoci hot dog che scaldano il pane e praticano un foro di forma appropriata per contenere il würstel, che quindi può essere inserito nel pane senza che sia necessario tagliarlo.

Se, come me, possedete l’infernale macchinetta il panino raggiunge temperature che, in confronto a lui, la lava dell’Etna è senape dal frigorifero… per cui, mentre lo mangi, ti ritrovi a fare arf arf, ad emettere cioè un suono simile a quello dei cani affamati nei cartoni animati… condito da qualche parolaccia siciliana che non guasta mai. Capito perché si chiama cane caldo? 

Andiamo agli Hamburger... la mia amica Aurora ha inventato e mi ha spiegato l’AURYBURGER, dal giorno in cui mia moglie ha provato a fare quel tipo di Hamburger è cominciata una sfida con me stesso...

Michele: Uno solo! Sì sì, sono ben conditi…

Cinzia: Lo vuoi un altro?

Michele: Eeehh, in effetti a pranzo ho mangiato poco… (bugia!)

(Finisco il secondo…)

Michele: Di chi è quello?

Cinzia: Quello quale?

Michele: Quel panino? (il terzo)

Cinzia: Forse passa Roberta…

Michele: Hammm! Non passa… (già con la bocca piena!).

(Fine terzo panino!)

La dieta di Rondelli: A come...

La dieta di Rondelli: B come...

La dieta di Rondelli: C come...

La dieta di Rondelli: D come...

La dieta di Rondelli: E come...

La dieta di Rondelli: F come...

La dieta di Rondelli: G come..

mercoledì 14 aprile 2021

Il vaccino e il coraggio di Edward Jenner

 

    Nel 1700 che uno scienziato, Edward Jenner, si accorse che le epidemie di vaiolo in Inghilterra non colpivano mai i contadini che allevavano e mungevano le mucche. Anche le mucche si ammalavano di una forma di vaiolo, molto meno grave del vaiolo umano, che si trasmetteva ai contadini provocando piccole piaghe purulente sulle mani: si chiamava vaiolo “vaccino”, cioè vaiolo delle vacche.

    Jenner ipotizzò che il vaiolo umano e il vaiolo vaccino fossero due varianti della stessa malattia e che inoculando in soggetti sani il pus del vaiolo delle vacche questi sviluppassero una malattia poco aggressiva e, alla guarigione, divenissero resistenti anche al vaiolo umano.

    All’epoca non si aveva nessuna conoscenza di quella che oggi chiamiamo “immunologia”, non si conosceva l’esistenza degli “anticorpi” e della “memoria immunitaria”, quella mirabile capacità che il nostro organismo ha di riconoscere immediatamente un microrganismo aggressivo, che abbiamo già incontrato e sconfitto in passato, e di produrre gli anticorpi necessari per neutralizzarlo. I medici imparavano dall’esperienza, e l’esperienza insegnava che inoculando il vaiolo “vaccino” si provocavano febbre e pustole, ma si diventava resistenti al vaiolo umano.

Edward Jenner fu molto coraggioso e, dopo aver sperimentato l’effetto protettivo del “vaccino”, per dimostrare quanto lui stesso credesse nella sua teoria, lo inoculò a suo figlio.

    Il termine quindi  in origine designava sia il vaiolo dei bovini (o vaiolo vaccino), sia il pus ricavato dalle pustole del vaiolo bovino (pus vaccinico o vaccino), impiegato per praticare l’immunizzazione attiva contro il vaiolo umano.

Oggi indica varie preparazioni (per uso parenterale o anche orale) rivolte a indurre, da parte dell’organismo, la produzione di anticorpi protettivi e a consolidare la risposta immunitaria a livello cellulare, conferendo una resistenza specifica nei confronti di una determinata malattia infettiva (virale, batterica, protozoaria). Accanto ai vaccini per così dire classici, ottenuti da sospensioni di microrganismi patogeni (uccisi o vivi ma attenuati) o da immunogeni purificati (anatossine e polisaccaridi batterici), sono stati recentemente preparati vaccini sintetici, costituiti da catene peptidiche con specifica attività antigenica ottenute in laboratorio e inserite in una proteina di trasporto (che imprime al prodotto un potere immunogeno).

Fonti:

https://www.pampers.it/il-pediatra/la-storia-dei-vaccini

https://www.treccani.it/vocabolario/vaccino2/

martedì 13 aprile 2021

Scrivere per il web - lunghezza e densità

 

La lettura attraverso il web ha caratteristiche tali da riuscire spesso a condizionare la scrittura destinata a questo tipo di fruizione. La stesura per il web, se  vuole essere efficace, ha quindi la necessità di adattarsi alle esigenze e alle peculiarità del “lettore internet”. Infatti, il più delle volte, ci troviamo di fronte ad un fruitore in cerca di un’informazione “rapida” e che, se lo riterrà opportuno, sceglierà di approfondire l’argomento scelto solo in un secondo momento.

Spesso il lettore web più che leggere la notizia la “scrolla”, utilizzando una delle caratteristiche che i supporti tecnologici (Smartphone, tablet, pc) gli offrono. Per questo motivo in molti casi la scrittura on-line deve assecondare determinate esigenze di composizione del testo, lo scopo è quello di catturare subito l’attenzione del lettore grazie all’immediatezza  dell’informazione.

In caso di testi brevi i destinatari della scrittura web spesso non sono lettori nel senso tradizionale del termine, accanto ai lettori che hanno l’abitudine ad una lettura assidua su supporto cartaceo, prolifica una maggioranza di “lettori web” in senso stretto, lettori cioè che leggono solo dai supporti digitali e che hanno caratteristiche peculiari determinate dal supporto. Chi legge da un video predilige la brevità dell’informazione.

Il primo accorgimento per una scrittura efficace per qualsiasi tipo di lettore è la brevitas. L’americano Steve Krug, esperto di usabilità e comunicazione consiglia nel suo “Don’t Make me think” (2001)[1], di togliere il 50% delle parole da un testo da pubblicare on line e, dopo questa scrematura, di togliere un altro 50% delle parole rimaste.

La soluzione suggerita da Steve Krug francamente appare esagerata a chi è educato a leggere indipendentemente dal web, l’obiettivo però è quello di attirare l’attenzione anche di lettori abituati ad una lettura veloce, frammentaria e disordinata, pertanto il lettore va “catturato” con testi brevi, sintetici e concentrati.

Nel nostro caso brevitas non significa necessariamente sacrificare i contenuti dell’informazione ma saperli organizzare in modo efficace:

v  Concentrare i concetti più importanti all’inizio dello scritto. Il lettore spesso legge solo le prime righe e in ogni caso vuole capire fin da subito cosa sta leggendo e se rientra nei suoi interessi. Jakob Nielsen[2], guru della web usability consiglia l’ordine della cosiddetta “piramide rovesciata” ovvero iniziare dalla conclusione per scendere via via verso maggiori dettagli.  In pratica, la prima parte di un articolo deve essere un riassunto del contenuto, il resto del testo un approfondimento. In questo modo qualora la lettura venisse troncata a metà (ipotesi plausibile in rete!) l’utente avrà già incontrato i concetti principali. “In qualunque punto si fermi il lettore deve sempre aver letto le informazioni più importanti” (Nielsen, 1997).

Qualcuno mi si accusa di essere un po’ barocco nella scrittura e questa caratteristica non è adatta al web. Ormai però in pochi fanno caso allo stile di scrittura, perché i contenuti quasi non si leggono più, si “scorrono”. Se si ha una scrittura barocca come è a volte la mia, finisce che il lettore si annoia e non ti legge. Allora ho cominciato a scrivere a piramide rovesciata. Una volta si scriveva a candelabro cioè si partiva da concetti generali per arrivare al succo del discorso, con finale spesso imprevedibile. Ora che le informazioni si scorrono, il lettore vuole leggere subito la notizia più importante, alla fine avrà un'informazione parziale ma sufficiente: questa è la struttura a piramide.

Un testo lungo (un Saggio Web per esempio!) deve necessariamente essere diviso in paragrafi, ogni paragrafo deve essere dedicato ad un concetto, questo rende più leggero l’approccio visivo alla lettura e scoraggia di meno il lettore.

Pensate al ciclismo e più precisamente alla differenza tra una gara di un giorno (Milano-San Remo, Parigi-Roubaix) e una corsa a tappe (Giro, Tour, Vuelta) e ai vostri lettori come a dei ciclisti. Ci sono quelli specializzati nelle corse di un giorno, per esempio i velocisti che, quando affrontano le corse a tappe, spesso si ritirano prima che comincino le frazioni di montagna, lettori web abituati alla velocità e alla brevità dell’informazione. Poi ci sono i corridori che prediligono le corse più lunghe, quelle le cui prove si dipanano in più giorni. Lettori di lungo corso, abituati a leggere saggi e lunghi articoli... abituati, appunto.



[1] Steve Krug è uno tra i più noti e rispettati esperti di Web Usability. Da anni con Circle.com lavora “dietro le quinte” conducendo test di usabilità per aziende come Apple, IBM, Netscape, AOL, Excite.

[2] Jakob Nielsen è uno scrittore, oratore e consulente. Ha conseguito un dottorato in design dell'interfaccia utente e informatica del Politecnico Danese. Nielsen ha lavorato nella Bellcore, nell'IBM, e come ricercatore senior alla Sun Microsystems. Nel 1991, quando il Web era ancora all'inizio, Nielsen correttamente predisse che gli ipertesti sarebbero stati il futuro del design dell'interfaccia utente e colse l'occasione per scriverne un libro, che ha aggiornato nel 1995 tenendo conto del successo del Web.

Nielsen è inoltre noto per le sue critiche (spesso severe) a siti popolari: l'informatico danese si è espresso contrariamente al fatto che questi presentino spesso elementi quali animazioni (come Flash) e grafiche tali da andare a scapito dell'usabilità, cosa particolarmente dannosa per i disabili. Nielsen continua a scrivere ogni quindici giorni in una newsletter sul web design e ha pubblicato vari libri sul soggetto.

domenica 11 aprile 2021

Sono fatto così... (2)


 Questa seconda puntata entrerà ancora di più nei dettagli di come è fatto un libro. Lasciatevi guidare dall’immagine e scoprirete come sono fatti i libri dalla testa ai piedi.

Testa - La parte superiore del libro.

Piede- La parte inferiore del libro.

Sguardie - Ovvero le “carte di guardia” o  “risguardi” o anche  “controguardie” sono dei fogli piegati in due parti che tengono incollati l’interno della copertina con i fascicoli del testo, diventando la prima e l’ultima pagina del libro stesso. Generalmente sono più resistenti delle altre pagine e possono essere bianchi, colorati o stampati a fantasia. 

In edizioni particolarmente curate possono sortire effetti particolarmente artistici.


Fascetta

Le fascette sono strisce di carta colorata che avvolgono alcuni libri. Di solito hanno colori sgargianti – rossi, gialli, arancioni – e contengono brevi frasi che hanno l’obiettivo di invogliare a comprare quei libri. In Italia sono molto diffuse, ma anche parecchio discusse e prese in giro – per esempio dal blog Fascetta nera – a causa della loro tendenza a spararle grosse, cioè a usare superlativi assoluti, azzardare paragoni improponibili, dare giudizi entusiastici e vantare numeri di vendita astronomici e irreali. Se la maggior parte degli editori continua a usarle – anche quelli seri – è perché evidentemente le fascette funzionano, e molti lettori, forse anche quelli più critici, ne sono segretamente attratti e credono a quello che promettono.

Sono utilissime come segnalibri! 


Taglio

Il “taglio” è la superficie del fascicolo dei fogli visibile a libro chiuso, ovvero la parte del libro non fissata con la rilegatura. Distinguiamo quindi tre tagli:

•        Superiore o di testa

•        Davanti o concavo

•        Inferiore o piede

Attualmente i tagli sono al naturale, ma nel passato venivano colorati, decorati in oro o cesellati per distinguere i libri religiosi o di valore.

Taglio colorato e taglio bianco

Unghia

L'”unghia” o “unghiatura” o “cassa” è la parte dei piatti del libro cartonato che sporge rispetto al fascicolo dei fogli del testo. Si chiama così perché consente di aprire il libro con la punta del dito facendo appunto leva sull’unghiatura. Anche se di minor rilievo, è presente in alcune brossure con alette.

Libro, sono fatto così... Puntata 1

Fonti:
Webnauta.it
tsd.altervista.org
treccani.it

Bled semestrale di informazione


venerdì 9 aprile 2021

La dieta di Rondelli: G come...

 


G come Grasso, poche sono le cose che mi sono chiare della vita umana, ma una è chiarissima: le cose che piacciono o fanno male, o sono peccato, o fanno ingrassare! E cosa, secondo voi, fa ingrassare più del grasso? 

Immaginate però di essere un motore senza l’olio… Grippereste! e allora ammettiamolo che senso ha la salciccia senza grasso? Il pollo senza la pelle? La cotenna senza il lardo? Non hanno senso… 

Il solito dietologo mi dice «togli la pelle al pollo arrosto prima di mangiarlo!» e io la tolgo, la metto nel bordo del piatto… mangio il pollo, “la parte edibile”, ripasso le ossa, fino a farle diventare lucide e brillanti, attacco i calletti… e c’è sempre la croccantissima pelle che mi guarda cercando di impietosirmi… ne stacco un pezzetto, di solito quello più “cicciotto”… lo porto alla bocca e nella mia testa esplode un coro che canta l’Hallelujah del Messiah di Händel, la mangio tutta… 

Pentimento? Neanche un po’… Hallelujah!!!

La dieta di Rondelli: A come...

La dieta di Rondelli: B come...

La dieta di Rondelli: C come...

La dieta di Rondelli: D come...

La dieta di Rondelli: E come...

La dieta di Rondelli: F come...