domenica 7 febbraio 2021

Siculish... la cosa sta diventando trubbula! (3)

Tutto è cominciato con Leonardo Sciascia e la sua Zia d'America, poi per colpa, sarebbe più giusto dire per merito della Prof.ssa Linda Mancuso, abbiamo seguito una deviazione canadese, oggi proviamo a rientrare. Cominciando da Sciascia e dalle sue parole in siculish in ordine di nota: 

Ciunga  - gomma da masticare – chewing-gum

Chendi – caramella – candy

Giuda – jew – ebreo

Scioppa – shop – bottega

Cabbài – good bye – addio

Orràit – all right – benissimo

Boifrendo –  boy-friend - fidanzato

Lofio – loafer – lazzarone

Aiscule – high-school – scuola superiore

Giobba – job – lavoro

Farma – farm – fattoria

Carro – car – automobile

Aisebòcchese – icebox – frigorifero

Uasetoppe – washtub – lavatrice

Smarto – smart – furbo

Sciaràp – shut up – zitto!

Scecchenze – shake hands – stretta di mano

Le Tombe – the Tombs – il carcere di New York

Sichinienza –  second-hands - seconda mano

La prima parola: Ciunga, me l'aveva già suggerita il mio amico Giacomo, le altre si aggiungono a quelle che già mi aveva suggerito la prof.ssa Mancuso. 

    Ci sarebbe da complicare ulteriormente le cose se cercassimo di stanare quelle parole che, nel siculish, si mimetizzano tra le parole inglesi, per via della comune radice normanna. La storia della Sicilia normanna ha origine con la conquista normanna dell'Isola, iniziata nel 1061 con lo sbarco a Messina al tempo in cui essa era dominata da potentati e governatori musulmani, e si conclude con la morte dell'ultima esponente della famiglia degli Altavilla di Sicilia, Costanza, nel 1198. Nel 1130 la dominazione normanna instaurerà un regno nell'Isola con Ruggero II: la corona verrà poi cinta da Guglielmo I, Guglielmo II e infine da Tancredi, scelto dai Normanni) in opposizione ai diritti di Enrico VI di Svevia. La morte di Guglielmo II lascerà però campo ad Enrico e alla moglie Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II. Nel 1194 la corona andò ad Enrico (vedi Storia della Sicilia sveva) e, dopo la sua morte, al figlio Federico II, re di Sicilia nel 1198 a soli quattro anni. Circa 150 anni di storia, 150 anni di commistione di parole. Per questo molti immigrati di seconda generazione confondono sovente il siciliano attuale con parole siculish. Questo accade specialmente con parole che hanno con l'inglese una derivazione linguistica comune, ossia quella del normanno.  

trubbulu e trouble (problema) 

damaggiu e damage (danno)

raggia e rage (rabbia) 

truppicari e to trip (inciampare).

    I siciliani del continente americano difendono strenuamente i valori della loro cultura. Nelle comunità siciliane in America non manca mai il cibo italiano, il vino e l’olio, le  feste annuali, statue di santi che riproducono alla perfezione quelle dei paesi di origine. Le parole sono importanti diceva Nanni Moretti, in alcuni casi lo sono di più. Mi scrive Nino, un mio nuovo amico siculo-americano, conosciuto commentando il secondo articolo sul siculish: «Mi è piaciuto tanto quel volantino che hai messo, quello in tre lingue. Mi piace chiarirti una cosa. Guarda la prima parola ogliu (in realtà ogghiu nel volantino NdA), in America oil significa tante cose gas oil, diesel oil, diesel fuel, nafta.  L'Ogliu è il nostro olio, quello che ci arriva dalla Sicilia e nessuno si può sbagliare».

In onore di Nino lo rimetto il volantino giallo.


Siculish puntata 1: ...ma che lingua parli? Il siculish!

Siculish puntata 2: Il siculish e il Canada della famiglia Mancuso

sabato 6 febbraio 2021

Incredibile... è San Valentino! vi consiglio 5 libri (+1)

    Sembrano passati secoli da quella domenica 2 Febbraio del 2020, giorno nel quale mi vantavo  che "Con dodici giorni di anticipo, cosa per me non usuale, provo a consigliarvi 5 libri da regalare a San Valentino". Sembra che sia passato un tempo lunghissimo da quando, in modo del tutto inaspettato, il coronavirus ha atterrito il mondo con i suoi orrendi primi vagiti. Non so da quanti giorni camminiamo dentro questo tunnel senza vedere la luce dell'uscita. Mentre, più o meno legittimamente, governi, presidenti, amministrazioni e sindaci si alternano, mi ritrovo con la stessa voglia, ma con più paura, a consigliarvi 5 libri + 1 da regalare al vostro amore per San Valentino. Non è che quelli dell'anno scorso siano scaduti, e nemmeno tutte le raccomandazioni che quell'articolo conteneva (Leggi qui l'articolo dello scorso anno), solo che nel frattempo ho maturato altre idee...

Libro 1) Per farvi coccolare! - Cyrano De Bergerac, di Edmond Rostand

    Apriamo questa rassegna con un classico insuperabile Cyrano De Bergerac! di Edmond Rostand. Prima di tuffarci nelle vicende di Cyrano e Rossana voglio avvertirvi che, a differenza delle altre volte, non ho un'edizione preferita, valutate voi... il libro è un regalo che va al di là del semplice prezzo, il contenuto del libro non è legato al valore scritto in copertina che può andare dai 5€ delle edizioni economiche (ottime!) a edizioni pregevoli che superano i 100 € e oltre.

         Le pagine del Cyrano sono fra le più romantiche della letteratura di tutti i tempi, non solo, sono anche le più citate e le più evocative, pagine che con il loro incanto hanno ispirato intere generazioni di poeti, scrittori, musicisti, registi; pensate a Guccini, ad Aldo Giovanni e Giacomo, Alexis Michalik.

         Se il vostro lui o la vostra lei non vi hanno mai indirizzato parole d’amore degne di questo nome, sciogliete la loro lingua e il loro cuore affidandone l'ispirazione alle parole di Cyrano.

         La storia narra del tortuoso percorso d’amore fra Cyrano e Rossana, complicato dal fatto che lei è innamorata di un altro: il giovane Cristiano, tanto carino quanto impacciato con le parole. Al giorno d’oggi con un vocale su WhatsApp avrebbe risolto tutto! Invece si servirà delle parole di Cyrano, che diventerà il suo consigliere.  In questo modo Cyrano, attraverso la voce del ragazzo, dirà a Rossana tutto ciò che altrimenti non avrebbe mai trovato il coraggio di dirle.

     "Il mio cuore non ti lasciò mai sola un secondo; io sono, e sarò anche all'altro mondo, colui che t'ama senza misura".

Libro 2) Per farli innamorare - La danzatrice di Seul, di Kyung-Sook Shin, Traduttore Velia Februari, ed. Piemme.

        Da qualche tempo a questa parte in casa Rondelli domina il Kpop, non solo il pop coreano. Chi comanda in casa? I figli! Quindi cibo coreano, tradizioni coreane e libri coreani! La danzatrice di Seul, libro consigliatomi da mia figlia, è un libro quanto mai  intriso di sentimenti, ma anche di riflessione sul diverso, anche quando questo è "un'esotica meraviglia". Andiamo alla storia:

     Seul, 1890. È solo una bambina orfana, Yi Jin, quando arriva come serva alla corte Joseon, ma c'è qualcosa in lei che smuove il cuore della regina. È per questo, per la sua fragilità di uccellino e la delicatezza del suo viso, che diventa oggetto di un amore quasi materno, e le viene concesso il privilegio di imparare una delle arti più amate a corte, la danza. Negli anni, Yi Jin diventa la danzatrice più apprezzata e famosa di tutta la Corea: con ogni movimento del corpo sembra in grado di compiere una magia. Quando un diplomatico francese visita la corte ― sono gli ultimi, fulgidi anni della dinastia Joseon, che di lì a poco l'invasione giapponese avrebbe spazzato via ― osserva rapito la magnificenza di questa cultura al culmine del suo splendore. E, vedendo Yi Jin che interpreta la Danza dell'oriolo a Primavera, resta inevitabilmente stregato: pur sapendo che le danzatrici appartengono alla corte, chiederà al re di portarla con sé in Francia e sposarla. Il permesso è accordato, e per Yi Jin comincia un viaggio incredibile: quello della prima donna coreana che abbia mai messo piede sul suolo europeo. Yi Jin conoscerà Parigi nel pieno della Belle Époque, ma si scontrerà anche con una cultura completamente diversa, che non riuscirà mai a vedere in lei altro che un'esotica meraviglia...

    Tolleranza? È la libertà di pensare diversamente e di vivere la propria vita come si vuole. Significa rispettare il pensiero e il modo di vivere degli altri.

Libro 3) Per confondergli le ideeLa stranezza che ho nella testa, Orhan Pamuk, Traduttore: Barbara La Rosa Salim, Ed.  Einaudi.

    Chi è ricco di amici è ricco di libri, specie se hai amici come i miei "lupi di libreria", quello che vi propongo è il regalo di Natale dei miei amici Debora e Fabio. Una storia d'amore, anzi di più, una storia di lettere e amore, un libro di formazione, con sullo sfondo Istanbul che cresce e che cambia, ma che resta eternamente uguale a se stessa.

    Un ragazzo ama una ragazza. Tutte le storie, anche quelle più complicate, nascono da questa semplice, universale premessa. Mevlut e Rayiha si sono incontrati una sola volta: i loro sguardi si sono incrociati per pochi secondi al matrimonio di un parente a Istanbul. Per tre anni Mevlut le scrive appassionate lettere d'amore finché un giorno decidono di fuggire insieme. Ma quando finalmente l'ha strappata alla casa paterna e può rivederla in faccia, Mevlut capisce in quale guaio si è cacciato... Quella non è la ragazza a cui ha creduto di scrivere per tutti quegli anni, non è la ragazza di cui si è innamorato a prima vista! Chi lo ha ingannato? E come si comporterà ora il nostro eroe? Con "La stranezza che ho nella testa" Pamuk ha scritto un romanzo rutilante, in cui le piccole storie di uomini e donne comuni hanno la forza irresistibile di ogni destino umano.

       L'altra questione ancora più grande era la solitudine che incombeva. A volte nelle sere d'estate, dopo avere guardato per ore la tv con le figlie, che nel frattempo si erano addormentate, Mevlut usciva a fare lunghe passeggiate. Le ombre delle foglie gettate dai lampioni stradali, i muri che si estendevano senza fine, le vetrine illuminate al neon e le scritte sulle vetrine sembravano comunicare con lui.

Libro 4) Per schiarirgli le idee - Il grande Gatsby, Francis Scott Fitzgerald, Traduttore Fernanda Pivano, ed. Mondadori.

    In un precedente contributo ho promesso di non parlare più di traduzione e traduttori. Soprattutto della vexata questio se nel traduttore è più importante la conoscenza della lingua originale o la capacità di riscrittura, in proposito mi limito a consigliarvi una lettura (un'altra? Sì, tanto è gratis!) Volgarizzare e tradurre, Gianfranco Folena, Piccola Biblioteca Einaudi. In ogni caso la traduzione di Fernanda Pivano è piacere che non si può perdere. Nel corrispettivo articolo dello scorso anno vi consigliai Sei per me la sola cosa al mondo di Zelda Fitzgerald. In realtà all'epoca sono stato a lungo indeciso su quale consigliare, poi scelsi Zelda ripromettendomi che nell'anno successivo avrei dato spazio a Il grande Gatsby. Ambientato nella New York del 1922, in piena età del jazz, quella dell'America degli anni ruggenti. Racconta il rapporto fra Nick Carraway, voce narrante del romanzo, e Jay Gatsby, ricchissimo newyorkese suo vicino di casa, perso fra lusso e feste, ma anche fra una profonda solitudine e un amore impossibile con la bella cugina di Nick, Daisy. Un libro sul mito americano e le sue contraddizioni, che fa da contenitore a una splendida storia d'amore.


“La trovai sdraiata sul letto nel suo vestito a fiori bella come una notte di giugno e ubriaca come una scimmia.”

Libro 5) Per farvi lasciare - Francesco Colonna, Hypnerotomachia Poliphili, a cura di Marco Ariani, Mino Gabriele, Adelphi, 2 voll. Indivisibili.

    Solo per chi ha una passione smodata per i libri... in caso contrario si profilano tre ipotesi: 

             easy) Vi lascia... così improvvisamente, senza dire niente, posa i libri, si alza dal tavolo, paga il conto, esce, sale in macchina senza dirvi una parola, si allontana prendendo a morsi il mazzo di rose che casualmente era rimasto in macchina...

            2 medium) Vi sorride e guarda i libri, vi sorride, ma si vede che è in imbarazzo. Vi accarezza i capelli e vi comincia a parlarvi di un suo amico. Un suo amico bravo, sì un bravo psichiatra! Dovresti conoscerlo amo',  neanche sembra un dottore, ti farà parlare e poi ti darà un paio di pilloline...

            3 hard) Tira fuori un crocifisso da sotto la giacca e comincia a pronunciare queste parole: Prínceps gloriosíssime cœléstis milítiæ, sancte Michaël Archángele, defénde nos in proélio et  colluctatióne... e niente... sta cercando di esorcizzarvi! Alla fine il libro piacerà!

                Andiamo alle cose serie. Sono trascorsi oltre cinquecento anni da quando Aldo Manuzio, primo e inarrivato fra gli editori di letteratura, pubblicò la Hypnerotomachia Poliphili, e questo abnorme romanzo misteriosofico, ritenuto – anche in virtù delle mirabili xilografie che lo illustrano – il più bel libro della storia della

Questa edizione affianca alla riproduzione dell’originale del 1499 (tomo I) la prima traduzione integrale in una lingua moderna e un ampio commento che tenta di chiarire, per la prima volta sistematicamente, i molti enigmi ancora irrisolti (stampa, conserva intatta la sua aura di affascinante enigmaticità. E non cessa di suscitare stupore, interrogativi e acri polemiche.

    Risolta la questione del suo autore, identificato da Giovanni Pozzi in un Francesco Colonna frate indocile e libertino, resta il mistero del linguaggio, che mescola temerariamente italiano, latino e greco, e che nella sua oltranza espressiva può essere paragonato solo all’ultimo Joyce. E resta il mistero di una narrazione che pare sottrarsi a ogni tentativo di classificarla. Polifilo ritrova in sogno l’amata Polia superando una serie di prove iniziatiche: un viaggio dell’anima, intrapreso in lotta con Amore per raggiungere la vera Sapienza, un pellegrinaggio onirico fatto di trabocchetti e prodigi, meraviglie e incubi, rovine classiche e giardini di delizie, fantastiche e iperboliche architetture, inquietanti e fascinose personificazioni allegoriche, ma anche un’eruditissima enciclopedia di miti, iscrizioni, emblemi, dotte ossessioni filologiche, mirabili lapidari, erbari e bestiari.


Libro +1) Il libro che vorrei a San Valentino. Non è propriamente un libro d'amore, è una storia straordinariamente bella e altrettanto inquietante.

Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro, Traduttore Paola Novarese .

    Kathy, Tommy e Ruth vivono in un collegio, Hailsham, immerso nella campagna inglese. Non hanno genitori, ma non sono neppure orfani, e crescono insieme ai compagni, accuditi da un gruppo di tutori, che si occupano della loro educazione. Fin dalla più tenera età nasce fra i tre bambini una grande amicizia. La loro vita, voluta e programmata da un'autorità superiore nascosta, sarà accompagnata dalla musica dei sentimenti, dall'intimità più calda al distacco più violento. Una delle responsabili del collegio, che i bambini chiamano semplicemente Madame, si comporta in modo strano con i piccoli. Anche gli altri tutori hanno talvolta reazioni eccessive quando i bambini pongono domande apparentemente semplici. Cosa ne sarà di loro in futuro? Che cosa significano le parole "donatore" e "assistente"? E perché i loro disegni e le loro poesie, raccolti da Madame in un luogo misterioso, sono così importanti? Non lasciarmi è prima di tutto una grande storia d'amore. È anche un romanzo politico e visionario, dove viene messa in scena un'utopia al rovescio che non vorremmo mai vedere realizzata. È uno di quei libri che agiscono sul lettore come lenti d'ingrandimento: facendogli percepire in modo intenso la fragilità e la finitezza di qualunque vita.

    Percorrevo le strade più buie che conoscevo, dove soltanto la luce dei nostri fanali disturbava l'oscurità. Mi rendevo conto, naturalmente, che anche altre persone usavano questo tipo di strade; quella notte, però, mi sembrò che quelle cupe scorciatoie di campagna esistessero soltanto per quelli come noi, mentre le grandi autostrade luccicanti con le enormi insegne e i bellissimi autogrill fossero destinate a tutti gli altri.

PS. Se dovesse esserci qualcuno segretamente innamorato di me, lo scriva nei commenti, in modo che io possa comunicargli quale libro voglio che mi regali... 💘

giovedì 4 febbraio 2021

La dieta di Rondelli: C come...

 


C come... Contenitore, in realtà dovrei scrivere contenuto... le sarde a beccafico di mia suocera, le polpette di mia madre, la torta di zia Francesca, la pizza di mia cognata Rita, le frittelle di Rosetta... i contenitori ermetici di una nota marca... possono nascondere al loro interno di tutto, anche cose sane, verdura, carne arrostita, riso... ma chi ti manda le cose sane? Nessuno! e lì a pioggia, pignolata, spingie, cuddureddi, avete presente la canzone “Chi si mangià la zita” ecco, dai contenitori del mio frigo esce di tutto. Vai per bere un bicchiere d’acqua e noti la salciccia al sugo che è rimasta dal pranzo che ti fa l’occhiolino... neanche al microonde arriva! E tutto ‘sto bello sugo? Basta un po’ di pane, per pulire il contenitore prima e  lavarlo dopo, se lo lascio sporco mia moglie si arrabbia il triplo!

Mi viene in testa anche ciciruuuu!!! È l’urlo che esce dalla mia bilancia quando salgo per pesarmi.

Lettera A

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Lettera C

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Lettera E

Lettera F

mercoledì 3 febbraio 2021

Titillare! che parola birichina...

 


La parola è davvero birichina? Forse no... a me però piace immaginarla così. 

Diamo la parola al dizionario Treccani:

titillare v. tr. [dal lat. titillare, voce espressiva, forse connessa col lat. pop. *titta «capezzolo» (v. tetta)]. – Solleticare, vellicare leggermente; poco usato in senso proprio, è più frequente con il sign. fig. di lusingare, eccitare, per lo più in tono scherz.: t. l’ambizionela vanitàl’amor proprio di qualcuno.

Se non sorella, titillare è parente stretta del siciliano tiddicari, che a sua volta etimologicamente discente da titiddu, dal greco titthòs, capezzolo. 

Il verbo titillare quindi mantiene un fondo malizioso e sensuale, più di nipplegasm (che vi andrete a cercare da soli!) eppure...

...la sua origine è casta, si riferisce infatti al gesto che fa la madre, nel tentativo di convincere il bambino a poppare, di sfregare il capezzolo sulle labbra del lattante.

Titillare oggi prende sempre più spesso il significato di stimolo e lusinga. 

Una vista così bella che titilla la pupilla.

L’incarico immeritato titillava la sua vanagloria. 

Immaginare finalmente un'idea di futuro, smettendo di titillare le pulsioni del presente.




sabato 30 gennaio 2021

Il siculish e il Canada della famiglia Mancuso (2)

 


         Il siculish dicevamo... sono contento che, dopo la pubblicazione della prima parte, molte persone si sono prodigate a suggerirmi parole, a raccontarmi storie, hanno sottolineato come il siculish ha un forte sapore identitario. Identifica loro, gli emigrati italiani nel continente americano, mi ha scritto uno di loro: <<Storu non appartiene né ai Canadesi, che dicono store (stor), né ai siciliani, che dicono putia. È una parola nostra, perché noi non saremo mai pienamente canadesi e non siamo più solamente siciliani>>. I nostri emigrati sono davvero acrobati linguistici in equilibrio su un filo teso tra due mondi, il siculish, in questo carattere ibrido del loro esprimersi vedono un pregio anziché un difetto. Per questo il siculish sarà parlato sempre, perché  fa comunità e veicola un paradossale senso identitario: fatto di un'identità doppia e unica allo stesso tempo.

         Ritorna a fare da perno a questo mio piccolo contributo la storia dei fratelli Mancuso in Canada, la loro voglia di inserirsi nella società canadese, senza però dimenticare le proprie origini. Racconta la signora Gina Mangione che i fratelli Mancuso, assieme ad altri emigrati, avevano fondato un club, che con orgoglio etnico e culturale allo stesso tempo si chiamava PIRANDELLO. Avevano affittato un immobile a St. Clair dove riunirsi e organizzare feste. Da queste feste viene fuori lo straordinario documento (lo commenterò alla prossima puntata) che trovate alla fine di questo pezzo.

         Una cosa è certa i fratelli Mancuso si impegnavano quotidianamente per affermarsi in Canada, lavoravano indefessi e facevano grandi sforzi per imparare l’inglese, anche perché era una delle condizioni che gli permetteva di rimanere in Canada, non perdevano però il senso dell’umorismo e quando la ticcia (teacher) della scuola serale per lavoratori, che frequentavano per imparare l'inglese, diceva: That's door, Cinuzzo rispondeva: Cazzi d'oro! Suscitando l’ilarità di tutti. Simpatico anche l’esame di inglese di Cinuzzu Mancuso per ottenere la cittadinanza canadese.

         Dopo una breve permanenza a  Toronto in Canada, Cinuzzo era stato convocato dal Consolato per ottenere la cittadinanza Canadese.     Ovviamente non si sentiva linguisticamente pronto per affrontare le domande in inglese, per questo manifestò le sue perplessità al nipote Enzo, che stava in Canada già da qualche anno.

         - ...e chi ci voli, abbasta ca ci cali a testa, e a ogni dumanna ci dici: yes yes.

Disse il nipote Enzo, che si era reso disponibile ad accompagnarlo.

         Sembra la premessa di una barzelletta ma non è così, zio e nipote la mattina del colloquio indossarono il vestito migliore; si rasarono, entrambi emettevano un gradevole odore di dopobarba italiano; pettinati ed ottimisti si presentarono al colloquio.

         Entrati nell’ufficio in cui Cinuzzo, se il colloquio fosse andato bene, avrebbe ottenuto la sua cittadinanza canadese, il nipote, Enzo,  fece le presentazioni, dicendo nome e cognome e precisando che si trattava di suo zio. L'ufficiale del consolato chiese se Cinuzzo parlasse inglese, condizione senza la quale non poteva ottenere la cittadinanza.

- Yes a little bit! (un poco sì), rispose Enzo. Mentre Cinuzzo annuiva e timidamente sorrideva.

Infine l’ufficiale si rivolse direttamente a Cinuzzo.

- Are you Italian? (sei italiano?).

- Yes, Yes.

Did you come to Canada to look for work? (sei venuto in Canada per cercare lavoro?).

- Yes, Yes.

Cinuzzo diresse timidamente gli occhi verso il nipote, che gli diede un segno di approvazione con gli occhi, mentre con voce sommessa gli sussurrava la traduzione delle domande dell’ufficiale. Stava andando benissimo! Ma a quel punto l’ufficiale del Consolato rimprovera Enzo:

-Please, you don’t have to translate anything! Your uncle understands everything I’m asking him! (Per favore, non devi tradurre nulla! Tuo zio capisce tutto quello che gli sto chiedendo!).

Quindi Enzo dovette tacere…

- Are you willing to work night shifts? (Sei disposto a fare i turni di notte?).

- Yes, Yes.

- Have you ever had mental disorders?

- Yes, Yes!

- No, No! – Intervenne il nipote, mentre Cinuzzo lo guardava sbalordito.

- Ti addumanna si sì pazzu!

- No, no. – cominciò ad urlare Cinuzzo.

L’ufficiale  fece un sorriso, anche se non conosceva l’inglese, avrebbe concesso la cittadinanza a questo bravo signore italiano.

Per imparare l’inglese c’era tempo, c’era il siculish e c'era...





giovedì 28 gennaio 2021

La dieta di Rondelli: B come...


 

B come... Biscotti penserà qualcuno, qualche altro biologico... io penso Barattolo, sapete quei simpatici contenitori di vetro con il coperchio di latta? Bene, non ci crederete ma possono contenere di tutto, dal tonno al carciofino, dal fungo al pomodoro secco, dalla frutta sciroppata ai babà sotto-spirito, dalle alici sott’olio ai sughi pronti... non è che mi facciano così tanta simpatia, in realtà sono sempre unti, sporcano la superficie dove li appoggi e le mani, allora? E i rimproveri di mia moglie perché ho sporcato la tovaglia? Bene prima ne vuoto il contenuto, mangiandolo, poi elimino l’olio, magari facendo la “scarpetta” con il pane, dopo do un po’ di detersivo e li lavo... MISSIONE COMPIUTA, ora il barattolo, non è più un pericolo, è pulito e non sporca più! Non si tratta di fame... si tratta d’igiene, che avete capito?

Lettera A

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Lettera F

martedì 26 gennaio 2021

Olocausto e Shoah - le parole sono importanti

 

Per definire il genocidio degli ebrei vengono utilizzati due termini: Olocausto e Shoah.

Il primo, utilizzato prevalentemente per il quarantennio successivo alla seconda guerra mondiale (1939-1945), vede la sua etimologia nel greco antico (olos tutto e causton brucia). Esso ricorda un tipo di sacrificio diffuso tra diversi popoli dell’antichità (tra cui greci, romani ed ebrei) che prevedeva che l’animale venisse completamente bruciato senza che la comunità potesse consumarne una parte.

Il termine Olocausto, scelto per l’immediato richiamo all’incenerimento dei corpi nei forni crematori, porta però con sé l’idea di sacrificio e di offerta alla divinità e restituisce un messaggio fuorviante e potenzialmente offensivo nei confronti delle vittime.

La maggior parte degli studiosi, quindi, considera più appropriato la parola Shoah, derivante dalla lingua ebraica e utilizzata nella Bibbia con il significato di catastrofe, disastro e distruzione. Il termine era già stato adottato nel 1951 in Israele con l’istituzione della giornata nazionale dedicata alla commemorazione dello sterminio (yom ha-shoah). In Europa, invece, è entrato a far parte del linguaggio pubblico, sostituendo appunto la traduzione dall’inglese di Holocaust, nella metà degli anni ‘80 grazie allo straordinario successo dell’omonimo film di Claude Lanzmann.

Oggi, appunto, Shoah definisce il progetto di sterminio nazista e viene utilizzato dagli storici con due accezioni.

La prima è strettamente riferita alla “Soluzione finale della questione ebraica” - espressione coniata dal nazismo per indicare il piano di eliminazione sistematica degli ebrei che vivevano su suolo tedesco o occupato dalla Germania - teorizzata per la prima volta nel 1941, discussa durante la conferenza di Wannsee nel 1942 e portata avanti fino al termine della seconda guerra mondiale nel 1945

La seconda accezione, invece, oltre allo sterminio, include anche la legislazione antiebraica, applicata in Germania nel 1935 con le leggi di Norimberga e in Italia nel 1938 con le leggi razziali.

[...]

La Shoah si inserisce all’interno di una storia di antisemitismo di lungo corso, basata su pregiudizi e ostilità millenarie che si sono tramandati nel corso del tempo. Un terreno antico e già fertile, quindi, a cui il nazismo ha aggiunto una sua impostazione biologico-razzista. Secondo le leggi di Norimberga, infatti, venivano considerati ebrei o di sangue misto tutti coloro che avevano almeno un nonno ebreo, indipendentemente dal fatto che si considerassero ebrei o che si fossero convertiti ad altre religioni.

Seguendo questa impostazione, i nazisti si proposero la distruzione totale e indiscriminata di ogni cittadino classificato di razza ebraica, considerando gli ebrei un pericolo per la sicurezza nazionale e la purezza della razza ariana.

Non bisogna dimenticare che nell’obiettivo di una totale purificazione razziale rientrava - secondo l’ideologia nazista - anche l’eliminazione di Rom, Sinti, omosessuali, testimoni di Geova che furono infatti deportati nei campi di concentramento e sterminio.

Fonte: /www.scuolaememoria.it/site/it